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René Magritte nasce in Belgio nel 1898 e frequenta l’Accademia delle belle arti di Bruxelles. Nel 1912 la sua adolescenza è segnata da un episodio che avrà poi molta influenza sulle sue opere: la madre si suicida gettandosi nel fiume e il suo corpo viene ritrovato nudo con la camicia da notte sollevata ad avvolgerle il volto. A partire dal 1920, lavora come disegnatore di carte da parati per poi passare alla creazione di manifesti pubblicitari. Queste esperienze lasceranno dei segni nelle sue produzioni come artista, volte alla ricerca dell’essenzialità, alla precisione e pulizia formale sebbene tratti temi inquietanti, ambigui e inconsci. |
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Nel 1925 conosce la poesia surrealista francese e incontra De Chirico, in particolare Magritte rimane colpito dal Canto d’Amore dell’artista metafisico dove, sul lato di un edificio, sono accostati la testa enorme di una statua greca e un gigantesco guanto di lattice. Questo sarà uno dei due motivi per cui l’artista belga passerà da una pittura di tipo cubista e futurista ad una più surrealista e metafisica.
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Giorgio De chirico: Canto d'amore (1914)
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Poco più tardi (nel 1926) prende contatto con Breton, attuale leader del movimento surrealista. L’anno successivo si sposterà quindi a Parigi dove avrà la possibilità di entrare in contatto con altri pittori surrealisti quali Eluard, Mirò e Dalì.
Nel 1928 partecipa all’Exposition surréaliste e diviene elemento importante del movimento.
Negli anni a seguire, perlopiù trascorsi in Belgio, la produzione di Magritte è costante e continua, regolare e precisa come fu la vita stessa dell’artista. Dopo i primi lavori ispirati alla metafisica dechirichiana segue il periodo delle immagini isolate ed ambigue, poi ai quadri angoscianti del periodo nero fino alla complessa ricerca sulla dialettica e sul rapporto fra immagine e realtà, visone e pittura.
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I decenni che seguono sono ricchi di riconoscimenti internazionali, mostre personali in Europa e USA, esposizioni con il gruppo dei surrealisti e commissioni per l’esecuzione di pitture murali in Belgio.
Nel dopoguerra l’artista porta avanti la sua ricerca con sempre maggior scioltezza lasciando alle immagini il compito ridisporsi sulla tela in modo apparentemente casuale.
Magritte muore a Bruxelles nel 1967
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