Le Opere

Golconda:
(titolo originale: Golconde)
Anno:
1953
Formato: 80,7x100,6 cm
Tecnica: Olio su tela

In quest’opera Magritte moltiplica a “stampo” il curioso personaggio presente in molte altre sue opere, caratterizzato dal vestito e dalla bombetta neri. Il paesaggio, composto da case e tetti tipicamente belga e da un cielo opaco e senza nubi, è ancora una volta caratterizzato da un realismo elementare.

Su questo sfondo i personaggi, completamente identici fra loro se non per la direzione degli sguardi e per la loro lontananza e quindi gradezza, sembrano piovere dal cielo come candidi fiocchi di neve.

Non vi è dubbio alcuno circa la magia e la dolcezza poetica, quasi sognante dell’immagine.

Un’immagine che ci lascia perplessi e disorientati: “Com’è possibile e come si spiega questa pioggia umana?”. O forse si tratta di un volo, di un elevazione? Gli ometti neri stanno lentamente risalendo verso il cielo oppure stanno candidamente fioccando dallo stesso? Questo è uno dei tanti misteri racchiusi nel dipinto analizzato che probabilmente nessuno riuscirà mai a chiarire. In ogni caso, quello che si può dire è che vi è una frantumazione di ogni regola fisica e matematica che ci lascia quasi in imbarazzo, dato che rompe ogni nostra certezza riguardo alla consistenza e al peso dei corpi.

Un’altra domanda che può sorgere guardando il dipinto è: che ruolo ho io? Sono forse uno dei tanti ometti omologati sospesi fra cielo e terra? La risposta crediamo sia sì. Infatti, se si presta attenzione a come è tagliata l’immagine, ci accorgiamo che le case non sono viste per intero (come è normale che sia se fossimo con i piedi ben saldi a terra) bensì solo la loro metà superiore ci appare visibile.

Un’ipotesi plausibile è che noi facciamo parte dell’opera nella maniera in cui siamo nientedimeno che un altro di quegli uomini neri.

Altro dettaglio importante da non trascurare: le ombre proiettate sia sui tetti che sugli edifici e le sagome in lontanaza. Taluni affermano che anch’esse possano essere semplici ombre proiettate su di un cielo che non è un cielo, ma semplicemente la sua rappresentazione bidimensionale su tela. Questo sarebbe giustificato poiché, come ben sappiamo, un’ombra può essere proiettata solo su di una superficie solida, in questo caso appunto la tela. A nostro avviso l’ipotesi và però scartata per più motivi. Uno di questi è la quantità di sagome rispetto al numero di persone presenti nello spazio che separa l’osservatore dalle case. Se fossero davvero delle ombre ve ne sarebbero molte di meno ma soprattutto andrebbero rispettate le loro dimensioni rispetto alla distanza; cosa che non accade dato che le sagome sul fondo sono tutte di eguali dimensioni.

Ulteriore motivo è il fatto che, se ci avviciniamo alla tela e ne cogliamo i dettagli, notiamo che le figure presentano, seppur lievemente, alcune tonalità di rosa al livello del volto, elemento questo che ci permette di escludere quasi certamente che di ombre si tratti. Come già detto in precedenza resta il fatto che l’analisi di un’opera simile è molto soggettiva, tantopiù che Magritte stesso affermava di sentirsi meno fortunato di chi era convinto di avere la giusta analisi o la corretta chiave di lettura per risolvere quell’enigma espresso a pennello e racchiuso su tela.

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Lavoro di Maturità 2003, Liceo Cantonale di Locarno
Luca Prat e Daniele Lecci
Ultimo aggiornamento: 16.12.2003