Surrealismo

Indice:
Il surrealismo apre le porte al sogno Manifesto del surrealismo
Surrealismo e Politica Surrealismo e Psicoanalisi
Surrealismo realistico e assoluto


Il surrealismo apre le porte al sogno (torna all'indice)

Il Surrealismo è un movimento letterario ed artistico nato a Parigi sotto l’impulso teorico di André Breton con la pubblicazione, nel 1924, del “Primo Manifesto del Surrealismo”.

La matrice del movimento si trova nell’Europa del primo dopoguerra. La delusione era lo stato d’animo dominante tra gli artisti europei. Deve essersi trattata di un’enorme delusione, dal momento che il caos e la distruzione post-bellica sembravano l’unico risultato di tutte le promesse di progresso che avevano illuso l’Europa dell’inizio del secolo.

"Un sistema, incapace di disciplinare le proprie forze in maniera diversa da quella che comporta la destituzione e la distruzione dell’uomo, ha fatto fallimento.”-Diceva Maurice Nadeau, celebre saggista francese del XX secolo, direttore delle riviste “Les lettres nouvelles” e “La quinzaine littéraire”e autore dell’opera “Storia e antologia del surrealismo” (1945)- “Fallimento anche delle élites che in tutti gli stati, senza eccezione, plaudono all’eccidio generale, che fanno l’impossibile per trovare le misure atte a perpetuarlo. Fallimento della scienza le cui più belle scoperte si riducono alle nuove proprietà di un esplosivo o al perfezionamento delle macchine destinate ad uccidere. Fallimento delle filosofie che dell’uomo non vedono più se non l’uniforme e che non pensano ad altro che a fornirgli giustificazioni che gli impediscano di prendere coscienza del turpe mestiere che gli fanno fare. Fallimento dell’arte, ridotta a gestire il tipo migliore di travestimento, fallimento della letteratura, semplice appendice del comunicato militare. E come si sarebbe potuto tollerare che, durante un tale cataclisma, la poesia continuasse la sua tiritera, che uomini, che avevano conosciuto questo incubo, venissero a parlarci della bellezza delle rose?".

Sempre Nadeau:"La ragione, l’onnipotente ragione, è sul banco degli accusati…Il reale è qualcosa di diverso da ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, percepiamo, apprezziamo".

È stata la ragione ad aver prodotto gli sviluppi scientifici e tecnici del secolo precedente, ad aver dominato le filosofie della fine del secolo (nel loro senso più superficiale) e quindi ad aver generato la prima guerra mondiale con tutta la sua lunga coda di conseguenze e di disgrazie.

È dunque in un clima di sfiducia verso la scienza e verso la ragione, elementi che finora avevano riempito l’aria e i polmoni di tutti di certezze, tranquillità e fiducia nel progresso, che matura la lotta surrealista. L’arte reagisce cercando una serie di alternative che possano costituire punti di lotta contro questa realtà; non può che farlo aprendo una strada rivoluzionaria, perciò diversa.

Quel che romantici avevano provato individualmente, "Il mondo diventa sogno, il sogno diventa mondo" (Novalis, uno dei maggiori animatori del circolo romantico di Jena), è ora autentica rivelazione collettiva e punto di partenza di una ricerca che origina una trasformazione radicale dei modi di sentire, di apprendere e di concepire il mondo. Alla soglia del sonno e nel subconscio si trova la chiave dell’ispirazione surrealista.

Nel 1922 sopraggiunge quella che verrà designata con il nome di "epoca dei sonni". Il sogno, il sogno ad occhi aperti e gli stati di abbandono in cui lo spirito si libera da ogni freno e costrizione dettati dalla mente razionale, saranno oggetto di una rivalutazione quale non avevano più conosciuto dall’epoca romantica. È proprio in questi anni che il movimento surrealista prende forma, anche se in realtà le origini del surrealismo sono rintracciabili nel gruppo dadaista parigino già negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale (e infatti quasi tutti i membri di quel gruppo sarebbero confluiti nel nuovo movimento fin dalla sua nascita ufficiale).

Oltre alla carica dissacratoria del dadaismo, che rigettava ogni valore dell’arte e della cultura tradizionali, ebbero grande influenza sulla nascita e sullo sviluppo del surrealismo le ricerche e gli scritti di autori quali Sigmund Freud, Alfred Jarry, Arthur Rimbaud, Sade e Lautrémont. Da Freud in particolare, fondatore della psicoanalisi, Breton, capo indiscusso del movimento, prese spunto per elaborare le sue teorie sui sogni e sulle energie inconscie sviluppate dalla natura umana: da qui la formulazione della creazione artistica come atto fortuito, casuale, automatico. L’opera d’arte surrealista nasceva in pratica, come accostamento, spesso provocatorio, di elementi tra loro estranei e lontani, per esempio dall’ "incontro di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo anatomico", secondo la celebre definizione di bellezza data da Lautréamont.

Manifesto del surrealismo (torna all'indice)

Il Manifesto del surrealismo segna, nel 1924, la nascita storica ufficiale del movimento. Breton inizia così:

"Molto opportunatamente Freud ha concentrato la propria critica sul sogno. E’ inammissibile, infatti, che su questa parte importante dell’attività psichica (poiché, almeno dalla nascita dell’uomo fino alla sua morte, il pensiero non presenta alcuna soluzione di continuità, la somma dei momenti di sogno, dal punto di vista del tempo e considerando solo il sogno puro, quello del sonno, non è inferiore alla somma dei momenti di realtà- limitiamoci a dire: dei momenti di veglia) ci si sia soffermati ancora così poco. Mi ha sempre stupito l’estrema differenza di importanza, di gravità, che presentano per l’osservatore comune gli avvenimenti della veglia e quelli del sonno. Ciò avviene perché l’uomo, quando cessa di dormire, è prima di tutto lo zimbello della propria memoria, e in condizioni normali questa si compiace di riproporgli in modo impreciso le circostanze del sogno, di privare quest’ultimo di qualsiasi consequenzialità attuale, e di far partire la sola cosa determinante dal punto in cui crede di averla lasciata qualche ora prima: quella ferma speranza, quella preoccupazione. Egli ha l’illusione di continuare qualcosa che ne valga la pena. Il sogno si trova così ridotto ad una parentesi, come la notte. E come questa, in generale, non porta consiglio".

Queste parole esplodevano in un mondo che la guerra aveva minato moralmente e intellettualmente. Dopo il Romanticismo non si era più sentito un appello all’irrazionale così incalzante. L’urto fu duro e violento e le onde, estendendosi incessantemente, ne hanno propagato il messaggio attraverso il tempo, fino ad oggi.

Breton dava al Surrealismo la seguente definizione: "Automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere sia per iscritto o in qualunque altra maniera, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale". Seguiva un commento filosofico: "Il Surrealismo si basa sulla fede nella realtà superiore di certe forme di associazione fino a lui trascurate, nell’onnipotenza del sogno, nel gioco disinteressato del pensiero. Tende a distruggere definitivamente tutti i meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella soluzione dei principali problemi di vita".

Il surrealismo e la politica (torna all'indice)

L’attività dei surrealisti non si limitò al campo artistico e culturale: infatti essi si schierarono fin dall’inizio su posizioni politiche di sinistra. Per un breve periodo Breton riuscì addirittura a imporre agli affiliati l’iscrizione alla Terza Internazionale Comunista anche se gli stessi surrealisti entrarono ben presto in polemica con il Partito comunista francese, accusandolo di servile allineamento all’ortodossia staliniana e pronunciandosi a favore di Trotskij – il quale aveva dovuto fuggire dall’Unione Sovietica – e in favore degli anarchici.

Altrettanto battagliero fu il loro atteggiamento nei confronti delle dittature fascista e nazista, contro le quali avrebbero combattuto nelle file della resistenza armata durante la seconda guerra mondiale.

Surrealismo e psicoanalisi (torna all'indice)

Fin dall’inizio i surrealisti hanno usato la psicoanalisi come una delle coordinate su cui articolare la propria ricerca ed a cui ancorare la propria espressività. Se però da una parte i Surrealisti ammirano i lavori degli psicoanalisti, dall’altra gli psicoanalisti si distanziano dalle opere dei surrealisti.

Infatti, nonostante i pressanti inviti di Breton, Freud rifiutò sempre di considerare la poetica surrealista una “figlia” legittima della psicoanalisi: "Non sono in grado di rendermi conto di ciò che è e di ciò che vuole il Surrealismo", afferma, "forse non sono indicato a comprenderlo, io che sono tanto lontano dall’arte". In effetti Freud, nonostante ammettesse che il processo primario dell’inconscio sia per natura preverbale (nel sogno si pensa per immagini), possedeva una cultura molto più letteraria che pittorica e non arrivò mai a capire la natura concettuale dell’arte contemporanea. Di fatto considerò sempre Breton e gli esponenti del surrealismo una banda di folli esagitati, da evitare, oltretutto per gli atteggiamenti anarcoidi e ribellistici.

Nonostante il disprezzo di Freud, i Surrealisti hanno esplorato tutte le possibili connessioni fra psicoanalisi e arte. Partendo dal principio che sia la pittura che il sogno sono essenzialmente "fabbricatori di immagini", essi hanno proposto due preziose "vie pittoriche dell’inconscio".

Surrealismo realistico e surrealismo assoluto (torna all'indice)

All’interno del movimento surrealista possiamo distinguere due diverse correnti espressive: il Surrealismo realistico ed il Surrealismo assoluto.


Surrealismo realistico:
Gli artisti come Magritte non abbandonarono mai la figurazione e, pur dando forma al sogno e all’immaginario, non si scostarono mai da un linguaggio apparentemente naturalistico in cui gli elementi fossero rappresentati secondo quello che potremmo definire un realismo quasi fotografico.

Usavano la pittura per descrivere il lavoro onirico, ossia illustrare le particolari modalità con cui le immagini si organizzano nel sogno. Per effetto dei meccanismi di spostamento e condensazione (tipici dei processi inconsci), cose che alla coscienza sembrano irrelazionabili appaiono in sogno collegate tra loro. E’ il metodo delle associazioni incongrue, il più tipico dei procedimenti surrealisti: consiste nel combinare in un solo contesto immagini non logicamente relazionate.


Surrealismo assoluto:
Gli artisti come Max Ernst sperimentarono tecniche e procedimenti che puntavano all’automatismo pittorico.

Usavano la pittura per far emergere i contenuti dell’inconscio. L’artista si pone in una condizione di automatismo, escludendo dal proprio lavoro, attraverso la massimizzazione della velocità esecutiva, ogni possibilità di riflessione razionale. Freud stesso aveva inventato un metodo diagnostico (le associazioni libere) basato sullo stesso principio. Dopo aver pronunciato una parola qualsiasi, invitava il paziente a rispondere subito con un altro termine, il primo che gli fosse passato per la mente. La rapidità della replica è un fattore essenziale: il soggetto analizzato non deve avere il tempo di riflettere (mobilitando così le attività consapevoli e censorie della propria psiche), ma rispondere d’istinto senza pensarci. Solo in questo modo è possibile mettere fuori gioco la vigilanza della coscienza ed aprire un varco all’emersione dei contenuti latenti dell’inconscio.


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Ultimo aggiornamento: 16.12.2003