Lavoro di Maturità 2003, Liceo Cantonale di Locarno
Giosia Berri & Elia Marcacci
OPERE ANALIZZATE
Cappella dei Domenicani della Madonna del Rosario a Vence, 1948-51
Questo filmato è stato girato nei dintorni e all'interno della Cappella di Vence durante il mese di agosto 2003.
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All’età di 82 anni, quando Matisse terminò la costruzione della Cappella di Vence, la commentò con gli occhi pieni di lacrime: "Non mi ringraziate, non ne ho il diritto, io non ho fatto che il mio dovere: io sono stato forzato a fare questo, sono stato spinto". (Henri Matisse, al termine della Cappella di Vence, 1951)

Egli realizzò la cappella in seguito ad una serie di colloqui con suor Jacques-Marie, che aveva conosciuto all’ospedale di Lione e con due frati domenicani, frate Rayssiguier, che sarà suo assistente nell’ideazione dell’architettura, e padre Couturier, promotore della nascita dell’arte sacra in Francia dopo la guerra. Questa attività assorbì dal 1948 al 1951 l'attività di Matisse, il quale, colto da grande entusiasmo, decise di eseguire egli stesso la pittura su vetro, di disegnare l’arredamento (compreso il confessionale, le acquasantiere, il portacandele dell'altare, il tabernacolo, il leggio…) e, con l’aiuto di Rayssiguier, di progettare la costruzione dell’edificio. Dopo lunghe riflessioni stabilì il tema al quale si sarebbe ispirato; si tratta del seguente passo tratto dall’“Apocalisse di S Giovanni”:
In mezzo alla piazza della città e al fiume, di qua e di là, si ergevano degli alberi della vita che producevano dodici frutti, dando ogni mese il loro frutto, e le foglie degli alberi erano destinate a guarire i pagani
In questa opera il ruolo decisivo lo svolge l’illuminazione; infatti la parte più avvincente della cappella è proprio il gioco di luce ed ombra che Matisse ha creato filtrando i raggi del sole attraverso grandi vetrate colorate opache o trasparenti che rappresentano: fiori ornamentali che sfiorandosi alternativamente in alto e in basso formano delle continue onde orizzontali gialle e blu o forme di filodendro di colore giallo intenso disposte su sfondo blu e verde.
Sulle pareti, che fanno contrasto con le vetrate poiché presentano unicamente tonalità bianche e nere, vi sono tre tavole di ceramica, composte da piastrelle bianche smaltate della grandezza di 20x20 sulle quali vi sono disegni filiformi tracciati con un pennello intinto appunto di sola pittura nera. Esse raffigurano, la Madonna con il bambino Gesù, San Domenico e le tappe della Via Crucis e sono dipinte in modo molto particolare poiché non sono state rappresentate, come nella maggior parte dei casi, ricche di particolari, bensì Matisse ha deciso di stilizzarle riducendo la loro raffigurazione allo stretto necessario. Inoltre i due dipinti rappresentanti la Madonna che giace tra forme floreali tra cui vi è scritto il saluto “AVE” e S. Domenico che ricorda il tronco di un albero dal quale cresce come un ramo il braccio con il libro, appaiono molto statici, mentre la rappresentazione della Via Crucis presenta un maggiore dinamismo. Durante l’elaborazione dei tre pannelli Matisse fu indeciso sul fatto se rappresentare o no i visi dei soggetti e alla fine decise di attribuire i tratti del viso unicamente a Cristo per rilevare il fatto che solo Lui deve imporci la Sua personalità al contrario del Santo, il quale ognuno ha il diritto di immaginarlo come desidera.
Meno avvincenti, ma ugualmente opere di grande invenzione e bravura, sono le rappresentazioni ispirate all’arte bizantina e create con l’arte del découpage che Matisse ha fatto di alcuni accessori liturgici

Fu durante le ricerche per la cappella che Matisse si rese conto della dimensione universale e spirituale della sua opera e del fatto che il suo ruolo era unicamente quello di intermediario: « C’est dans la création de la Chapelle de Vence que je me suis enfin éveillé à moi-même et j’ai compris que tout le labeur acharné de ma vie était pour la grande famille humaine, à laquelle devait être révélée un peu de la fraîche beauté du monde par mon intermédiaire. Je n’aurai donc été qu’un médium»
(Messaggio al suo paese natale all’occasione dell’inaugurazione del Museo Henri Matisse au Cateau (Nord), 8 novembre 1952)

Picasso criticò molto il fatto che il maestro francese, suo amico, avesse accettato l'incarico. "Picasso era furioso che facessi una chiesa - Perché non fate piuttosto un mercato? Potreste appendervi dei frutti, dei legumi. - Ma non me ne importa nulla: ho dei verdi più verdi che le pere e degli arancioni più arancioni delle zucche". (Picasso, citazione tratta da Matisse e la Cappella del Rosario, a cura della redazione di www.santamelania.it)

Al centro del suo pensiero è l'obiettivo: "L 'interesse è certamente di donare, attraverso una superficie molto limitata, l'idea dell'immensità... E' una cappella di un convento e, malgrado tutto, le ho donato, mi sembra, l''idea di una immensità che tocca lo spirito e anche i sensi. Il ruolo della pittura, credo, il compito della pittura decorativa è di ingrandire le superfici, di fare in modo che non si avvertano più le dimensioni dei muri". La leggerezza deve conquistare chi entra nella cappella: "Bisognava decorare l 'altare in modo leggero... Questa leggerezza dà il sentimento di liberazione, di affrancamento, così che la mia cappella non è: Fratelli bisogna morire. E', al contrario: Fratelli, bisogna vivere". (Matisse, citazione tratta da Matisse e la Cappella del Rosario, a cura della redazione di www.santamelania.it)